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Matrimonio negli iblei, corteggiamento, sposalizio. Parte seconda.

Quando la domanda di matrimonio è accettata, lo sposo offre tabacco a tutti gli amici che incontra, anche che lui non fiuti, ed essi lo complimentano. Poi si firmano i cosidetti CAPITOLI, cioè contratto nuziale, il quale viene regolarmente rispettato benchè la povera gente non ricorra al notaio.

Indi si pensa al TRASITU. Lo sposo va dalla famiglia della ZITA accompagnato dai suoi, e dopo aver baciato la mano alla futura suocera dicendole “VOSSIA BENEDICA”, siede vicino alla fidanzata e le mette il primo anello nel dito. Essa gli regala un fazzoletto, forse per compensarlo di quello ch’egli ha sciupato durante il tempo della sua ronda da fidanzato portandolo sempre alle labbra.

La suocera la pettina col tradizionale INTREZZATURI e le adorna il capo di forcine e di pettini; poi le allaccia al collo una collana di corallo, le mette i LUNGHI PENDENTI e la sposa così PARATA, fra la gioia e l’emozione bacia la mano alla suocera e viene felicitata da tutti.

Per rompere la soggezione che naturalmente si impossessa dei fidanzati, al loro primo incontro, gli invitati cercano mettere un poco d’animo, un poco d’allegria alla conversazione, con scherzi e con parole allusive al prossimo evento. La fanciulla non sempre ingenua, tenta nascondere il suo turbamento, il garzone l’incoraggia stringendole forte la mano, e le rispettive suocere si affaccendano a distribuire CALIA, ceci abbrustoliti, noci e fave tostate, mentre il capo di casa versa vino a tutti, quasi sempre nello stesso bicchiere e li invita a bere.

Da quel momento il fidanzato è ammesso a far la sua brava corte alla ragazza ed ogni giorno le fa visita e le porta piccoli regali, come acqua d’odore, pettini, saponette, oggetti per cucire o per adornarsi. Dopo la terza pubblicazione, vi è pranzo in casa della sposa, con invito a tutti i parenti.

Arriva finalmente il giorno degli sponsali! LA ZITA E’ PARATA, cioè adorna di gioielli suoi ed imprestati. Porta i lunghi orecchini d’oro, larghi e piatti, che le scendono fin sulle spalle, e ciondoli, e collane ed anelli. Si veste di seta o di lana a chiari colori; mette lo scialle a tre punte ed il fazzoletto di raso in capo. Cammina avanti circondata da quante e più donne offre la parentela, ognuna con l’abito delle sue nozze, moderno od antico.

Dietro viene lo sposo, con un seguito rilevante di uomini. Finita la cerimonia religiosa e civile si avviano, alla casa della sposa, e al suo passaggio le vicine che accorrono per vederla e felicitarla, gettano su lei frumento, quale augurio di fecondità. Entrati in casa, la sposa viene abbracciata dallo sposo, cui tarda l’ora di prenderne possesso, poi dalle madri e dai parenti. Spoglia l’abito nuziale ed indossa un vestito da casa pel pranzo, indi lo riveste.

Rimarchevole nelle donne è l’uso di sedersi molto distanti dalla tavola da pranzo, quando sono invitate, tanto che devono piegare il braccio e piegare il busto per prendere il pasto; rialzano il vestito di gala sul davanti, lasciando scorgere la bianca sottana, ben inamidata, ed il piccolo piede, ben calzato, che mostrano con civetteria.

Nel pranzo di nozze non devono mancare i simbolici POLPETTONI, ben ripieni, rigidi e succolenti. All’arrivo di questo piatto, è un salve generale. Ognuno ne infila uno nella sua forchetta e lo offre con allusioni e galanterie alla donna più vicina, lo sposo e la sposa se li ricambiano con scherzi e risa dei convitati. E’ un segno d’eleganza gettare il vino che resta nel bicchiere per terra, non importa se macchiando i pavimenti o spruzzando i vestiti delle donne.

Alla sera, dopo gl’inevitabili maccheroni per cena, la casa si riempie di vicine e di comari. Tutte vogliono felicitare la sposa, tutte la vogliono vedere; è un vocio assordante al quale pone termine il ballo col tamburello o con l’organetto, e nelle case più agiate con le chitarre ad i mandolini. Le donne circondano la sposa e l’abbracciano incoraggiandola con sorrisi, con strizzatine d’occhio, con toccate di gomito e rispettivi sottintesi, poi ognuno con maliziosa intenzione saluta e si ritira, lasciando soli e trepidanti, per diversi senti-menti gli sposi al talamo nuziale!

È giorno, il sole è già alto sull’orizzonte e le donne impazienti attendono un segnale che la sposa sia alzata. Entra prima la madre che bacia commossa la figlia, la quale pudicamente piega il capo sul suo seno, poi entra la suocera, e la sposa le bacia la mano; indi a stormo s’affollano le comari e le amiche. La persona più confidata della casa rifà il letto agli sposi, e sotti i cuscini trova sempre un regalo in denari, di maggiore o minor valore, secondo le condizioni finanziarie della famiglia.

Più tardi vengono gli uomini. Ognuno vuol scrutare sul volto della sposa le emozioni dell’animo, ed è fra loro un ammiccarsi degli occhi, un urtarsi, un fare piano e forte mille commenti che offendono i sentimenti più sacri e delicati. La civiltà moderna, col suo viaggio di nozze, o la sua gita in campagna, risparmia questa tortura morale alla giovane sposa della città, la quale partendo, non viene offesa nella emozione dei nuovi e cari sentimenti, da frasi licenziose o da indecenti allusioni.

Bibliografia e riferimenti.

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