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San Mauro a Modica, il culto, la devozione, la storia. Parte 2

Il culto di San Mauro è intimamente legato alla storia della Collegiata di Santa Maria di Betlem e di Modica in generale. Nella devozione popolare è il patrono dei giardinieri, carbonai, calderai, zoppi ed invocato contro i reumatismi e contro la gotta. La devozione della città si mostrava fino a qualche decennio fa con l’olio portato dai fedeli per la lampada a San Mauro.

Nel quarto altare della navata sinistra troviamo la cappella dedicata al santo di Subiaco. Le notizie storiche su di essa sono varie e frammentate ma ci permettono di ricostruire una parte della storia della Collegiata.

Un documento conservato negli archivi della chiesa racconta di un ampliamento della stessa avvenuto nel 500’ “con l’allungamento di una navata, mediante l’occupazione dell’area della chiesetta di Santa Maria di Berlon” mentre i confrati di Santa Maria di Betlem erano impegnati nell’acquisizione di molte casette nei dintorni e nell’integrare nel progetto finale le due chiese di S.Bartolomeo e di San Mauro. Il Carrafa che scrive intorno alla metà del Seicento ci dice: ”Contasi come terza l’abbaziale chiesa sotto lo speciale titolo di Santa Maria di Betlem, formata dalla chiesetta di Santa Maria di Berlon, San Bartolomeo Apostolo, Sant’Antonio di Padova, San Mauro, oggi aggregate insieme… si manifesta come terza sorella per la sua bellezza”.

All’alba del seicento la chiesa è un cantiere laborioso, si continua la costruzione di una grande tempio che coinvolge, sotto la direzione laicale dei confrati, tutte le classi sociali. Le famiglie De Leva, Leocata, Lorefice, Giardina arricchiscono il tempio con pregiati manufatti architettonici, i confrati, impegnati in opere di carità, danno mandati agli orafi della città per la costruzione di un pregiata arca reliquario. La chiesa di San Mauro quasi definitivamente inglobata mantiene il suo ricordo in un intero spazio dedicato al culto del santo.

In primo luogo la scultura di San Mauro. Nel 1571 il maestro Gaspare de Anella di Agrigento, abitante a Racalmuto, è incaricato a realizzare una scultura in legno di detto Santo con suo ”scanno” dove dovevano essere scolpite quattro storie di miracoli del Santo. La statua essere alta un metro e mezzo (palmi sei) e le storie venticinque centimetri circa (palmo uno). Costo dell’opera trenta onze. Nel 1585 il maestro Giovanni Paglalonga di Ispica realizza la “vara” per la scultura del santo. Nel 1587 la statua (ancora nella chiesa di San Mauro) sarà dorata dal maestro Matteo Frazzetto. Nel 1594 il notaio Pietro Trindullo nel suo testamento destina somma sia per la costruzione di una cappella all’interno della chiesa di Santa Maria di Betlem sia per collocare nell’altare di quella cappella un dipinto con l’immagine di San Mauro, per il quale impegna la considerevole somma di quaranta onze.

La cappella, che oggi presenta un’interessante copertura decorata a croci, esagoni e ottagoni, analoga a quella della cappella dell’Immacolata, nella chiesa di San Pietro, fu voluta nel 1624 dal cavaliere gerosolimitano Francesco Rubino, e fu costruita negli anni successivi. Oltre alla mirabile soluzione della copertura, anche quella delle semicolonne addossate dell’altare, colonne tripartite nel fusto, con scanalature mistilinee. La decorazione in stucco è di fine Ottocento e si collega all’impianto decorativo promosso dai confrati e che si realizza per l’altare maggiore, la cappella del SS.Sacramento e quella di San Mauro.

Sfortunatamente la statua cinquecentesca fu perduta, forse nelle numerose alluvioni che durante l’ottocento colpirono il tratto di Corso Umberto che trovarono il culmine nella disastrosa alluvione del 1902.

L’attuale statua del santo fu realizzata da Angelo Strano e fa parte di un gruppo scultoreo realizzato per la collegiata e che comprende, oltre a quella di San Mauro: la statua dell’Addolorata di S.Maria di Betlem, l’Addolorata di Santa Margherita, la statua di San Giacomo alla fiumana e la nuova statua del Cristo Risorto che oggi viene portata in processione nel giorno di Pasqua.

La devozione a San Mauro potrebbe trovare radici storiche antichissime intimamente legate alla storia di Santa Maria di Betlem, facciamo risalire infatti la sua fondazione all’età normanna come chiesa abbaziale cistercense(che seguivano la regola di San Benedetto), gangia dell’abbazia di Terrana(Caltagirone).

Insomma in quello che fu un momento di rinascita religioso come l’epoca normanna, anche la nostra città fu toccata dai cambiamenti della storia e questo santo oggi ci testimonia grandi storie di fede, devozione e storia.

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