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Sant’Agata, storia, fede e tradizione. Il culto a Modica nella cappella Mazzara.

Oggi è il giorno dedicato a Sant’Agata, che in greco significa buona. È una festa particolare, celebrata nella città di Catania, nella quale viene ricordata Agata che dedicò la sua vita a Cristo all’età di 15 anni.

A 21 anni divenne diaconessa, che aveva il compito di istruire gli adepti.

Tra il 250 e il 251 arrivò a Catania il console Quinziano per far rispettare l’editto imperiale che chiedeva a tutti i cristiani di negare la loro fede.

Fu affascinato da Agata che però rifiutò l’abiura. Venne affidata alla cortigiana Afrodisia con lo scopo di corromperla, e infine Quinziano avviò uno scontro con Agata.

Dopo essere stata portata in carcere fu torturata più volte, le fu strappata una mammella e venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti.

Secondo la tradizione mentre lei bruciava, il velo che lei indossava non ardeva. Quest’ultimo divenne una delle reliquie più preziose.

Secondo dati storici, la sua morte sarebbe avvenuta il 5 febbraio 251.

Pieve di Sant’Agata, Altare di San Carlo Borromeo

Una delle frasi celebri di Agata è: “La nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi di Cristo” che fu la risposta data da Agata al Magistrato.

Agata divenne patrona di Catania perchè durante il suo primo anniversario di morte, una violenta eruzione dell’Etna minacciava di distruggere la città e i catanesi usarono il velo come scudo contro la lava; così il fiume di fuoco si fermò.

Catania riserva alla sua patrona, dal 3 al 5 febbraio, festeggiamenti grandiosi.

La città viene percorsa da una processione in cui si porta un fercolo d’argento, chiamato “a vara”, dentro il quale sono costituite le reliquie della santa, accompagnato da 11 cannalore, sculture di legno dove sono scolpite gli episodi della vita della santa.

É considerata la festa principale tra quelle cattoliche della Val di Noto ed è una tra le più affluenti al mondo. Secondo la tradizione i devoti indossano una tunica bianca accompagnata da un copricapo nero di velluto e da un cordone da legare in vita.

I dolci tipici della festa sono le “minne di Sant’Aita”.

Il culto di Sant’Agata insieme a quello di Santa Lucia ebbero un grande rilievo nel panorama religioso del 600′ nella Contea. La chiesa di Santa Maria di Betlem custodisce il seicentesco dipinto di Matteo Reati opera in cui è raffigurata la Santa, Maria e San Carlo Borromeo. Il quadro di ottima fattura venne commissionato dalla famiglia Mazzara, che contribuirono grandemente per la ricostruzione della matrice di San Pietro dopo il terremoto del 1693. Questi commissionarono al Reati il quadro che doveva essere il coronamento della cappella dedicata, all’interno della chiesa collegiata, al culto della santa. Sebbene nel tempo subì numerose modifiche architettoniche fin quando venne dedicata al SS.Sacramento, porta con se la grande considerazione e il culto profondo che la città aveva nei confronti della santa di catania, testimonianza di un grande sentimento di unione e comunità tra le città del sud-est della Sicilia.

Sant’Agata, Maria e San Carlo Borromeo – Matteo Reati – Chiesa Collegiata S.Maria di Betlem

(Contributo dei ragazzi 3T1 del Istituto D’Istruzione Superiore Archimede Modica nell’ambito del PTCO)

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