Notizie del Centro Studi

Amori a Ciarciolo o Marina di Modica

Una lontana sera del 1965, mentre il sole entrava nel salvadanaio del mare, e tuttavia il calore continuava, un’attempata signora tedesca, che abitava nei primi bungalows costruiti sulle dune, si mise a correre felice sulla spiaggia, gridando alcune parole di non facile interpretazione. Alcune dovevano essere così complesse, che le fecero saltare la dentiera dalla bocca.
Dei ragazzini che lavoravano da quelle parti, e che raccontarono l’episodio, passarono poi tutta la notte con delle torce elettriche per cercare quei denti teutonici. Fu quella, e ufficialmente per me, la prima volta che a Ciarciolo portarono il mare ed il turismo. E poiché il nome era antico, e nelle mappe del Seicento si trovava indicato come Capo di Ciarciolo, alla intellighenzia del tempo non piacque molto (ma la definizione era bellissima), per cui il tutto diventò Marina di Modica.
In questa nuova creazione si infilarono immediatamente dei bungalows olandesi, una Perla Azzurra e la Tavernetta, luogo simpatico di riunione del compianto Commendatore Cavallo che fece venire famosi cantanti, un altro locale, e basta.
Arrivarono le signore olandesi, che erano molto gentili, poi comparvero le prime tedesche, e fu li che gli uomini modicani, i “galli” di brancatiana memoria, persero la pace ed il sonno. Ma solo chi parlava tedesco era in grado di mettersi in contatto con quelle bellissime ragazze, che arrivavano bianche come il latte da Amburgo o da Hannover, e dopo dieci giorni erano già nere come il peccato…
…Un giovane muratore che era stato in Germania mi diede lezioni di tedesco. Ricordo la pronunzia delle sue frasi. Devi “fermarle” quando sono in spiaggia e dire “Fraulein, vollen spazziren mit mir’”. “E se loro ti sorridono, e parlano – chiedevo io – cosa devo fare?”, “Nulla, devi aggiungere “Deine augen sind zwei sternen!” (Il tutto, tradotto, significava: Signorina, vuoi fare una passeggiata con me? E poi: “I tuoi occhi sono due stelle”) Che era la verità, perché certune ti facevano girare la testa meglio di una trottola, e cantando, come facevo, accadde anche che una bellissima amburghese, che si chiamava Astrid, e che parlava perfettamente il francese, si innamorò talmente di me che scomparvi per alcune settimane da casa mia. Fu un amore caldo ed estivo, pieno di frasi non finite e di mazzetti di fiorellini che raccoglievo qua e là. Ero talmente pazzo di lei, che non mia accorgevo come, nel frattempo, costruissero anche di notte, dappertutto, rovinando il Ciarciolo.
Marina di Modica, dove non si era mai fermato un pirata, ma fra le cui dune si riposavano talvolta i pellicani, stanchi di lunghi voli, diventava una cittadina vera e propria, e più modicani arrivavano, meno turisti si vedevano in giro. Non tanto perché non fosse bello stare insieme, ma per il fatto che il rumore delle Vespe fino alle tre del mattino era insopportabile, e le passeggiate romantiche sulla spiaggia, erano solo un delirio di suoni.
Tuttavia ebbe inizio in quel luogo la mia storia in Germania. Sono tornato dopo trentasette anni, e adesso di tedesco ne so abbastanza, ma mi accorgo che, nel frattempo, a Modica è di moda l’Azteco che è migliore definizione. E che invece del mare con le sue notti lunari incartocciate nella stagnola, oggi si parla solo di cioccolato. E i turisti mordono e fuggono. Se ne potrebbe abbordare una, magari di Milano o di Cinisello Balsamo…

(testo completo su “Teatro delle pietre e giardini sul cielo” – F. A. Belgiorno – Petralia Editore – in vendita presso libreria La Talpa – Modica)

In foto: Marina di Modica intorno anni 70.

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